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Comprenditi

Qualche giorno fa nelle storie di Instagram ho trattato un tema per me importante e cioè quanto ci sentiamo spesso in colpa per non riuscire a svolgere attività fisica almeno tre volte alla settimana. Sappiamo bene quanto svolgere attività sia fondamentale per la nostra salute e sia alla base della piramide alimentare. Dall’altra però è molto importante contestualizzare sempre. Quindi ora voglio riprendere un attimo il discorso e approfondirlo perché in quell’occasione ho ricevuto parecchi messaggi, tutti da donne, nei quali mi si ringraziava per averle fatto sentire meno in colpa. Per averle in qualche modo assolte da questo peso sulla coscienza. Questo mi ha fatto molto riflettere.
E quindi mi chiedo… ma perché noi donne chiediamo così tanto da noi stesse? E non siamo mai soddisfatte?
Dobbiamo essere donne sempre belle, perfette, e “in forma” (diversa a seconda dei prototipi che fissiamo “giusti” per noi), dobbiamo essere donne lavoratrici, sempre sul pezzo e disposte a fare sempre di più per sentirci sicure economicamente e per combattere la diseguaglianza di genere. Dobbiamo essere madri sempre aggiornate sui temi di psicologia e pedagogia infantile, per crescere i nostri figli al meglio. Se non siamo madri ci sentiamo in colpa, schiacciate dalle richieste della società che ci impone di “filiare” per contrastare il calo del tasso di fertilità.
Dobbiamo essere tutto questo, e ogni singola cosa deve essere raggiunta ai massimi livelli, altrimenti non siamo contente.
Quando ci fermeremo un po’?
Quando ci accetteremo di più per quello che siamo e che abbiamo raggiunto nella nostra vita?
Quando ci comprenderemo per i momenti no, le giornate difficili, i pianti, le nostre debolezze?
Quando accetteremo la nostra acne, la nostra cellulite, i capelli spettinati, un corpo non sempre perfetto, a volte stanco per poter svolgere attività fisica e per performare tutti i giorni al 100%?
Serve davvero così tanto per sentirci apposto con noi stesse?
Che poi…io sono sicura che neanche se fossimo Wonder Woman saremo orgogliose dei nostri risultati.
Quindi, donne, quello che posso dirvi è: datevi una pacca sulla spalla, congratulatevi con voi stesse per quello che siete riuscite a raggiungere e anche per quello che non siete riuscite a raggiungere, perché, sappiatelo, va bene così.
Scacciate i vostri sensi di colpa, comprendetevi. I sensi di colpa non servono a nulla se non ad innescare un pericoloso circolo vizioso che non porta da nessuna parte.
Ricordiamoci sempre in che società viviamo, una società che dice di voler contrastare il calo di natalità, ma poi non incentiva alcuna politica utile per conciliare la vita familiare con quella lavorativa, che non adotta metodi concreti per aiutare le famiglie; la giornata lavorativa media è di 8-9 ore, se consideriamo poi il tempo necessario per la cura dei figli, la sistemazione delle faccende domestiche di base e gli extra vari, quando mai possiamo pensare che rimanga del tempo per noi stesse?
Io credo sia necessario pensare a tutto questo.
Allora se da un lato è importante mettere la nostra salute fisica al primo posto, dall’altro è altrettanto importante considerare la salute mentale, e questa si può perseguire solo se in primis non chiediamo troppo da noi stesse e accettiamo anche qualche compromesso, che può essere semplicemente rimandare l’avvio dell’attività sportiva più avanti, oppure ridurre le aspettative relative allo svolgimento della stessa.

Dobbiamo trovare dentro di noi la capacità di comprenderci un po’ di più, solo questa, forse, è la strategia giusta.